La mostra nasce dalla collaborazione tra l’associazione “Amici del Forte di Gavi“ e il Gruppo Koinè.
E’ caratterizzata da undici installazioni ospitate nelle sale della parte più bassa della storica fortezza
e nella polveriera, collocata alla base del monumentale impianto architettonico.
La tematica ideale che guida il percorso delle opere presentate prende spunto da riflessioni
relative alla collocazione geografica e alla storia stessa del Forte di Gavi. E’ infatti peculiarità del
Gruppo Koinè operare nel rispetto e nella suggestione del “topos” e creare opere ad hoc.
Queste tematiche insistono su concetti quali il confine, l’incontro delle diversità, lo scambio delle
culture. Gavi è “terra di mezzo”, luogo di passaggio, di controllo e supervisione tra il mare
e la pianura dell’entroterra separati dalla linea tortuosa dei monti.
In senso lato e metaforico diventa emblema di luogo di diffidenza, ma anche di confronto.
Di separazione e, per converso, di unione. Di creazione di realtà nuove, inattese, imprevedibili.
Luogo di passaggio di nuove merci, di nuove persone e di nuove idee. Luogo di tolleranza
e comprensione. Di immigrazione, di scontro, di trasformazione. Luogo di prigionia e libertà.
Come afferma E. Colombo, nella riflessione critica che ha costituito il ”filo rosso” della
manifestazione, questo è uno spazio di confine e come tutti i luoghi di confine
”è inevitabilmente caratterizzato dal conflitto perché è il luogo della creazione di nuove regole.
E’ uno spazio in cui è faticoso rimanere perché le nostre certezze più care e più profonde possono
essere esposte al dubbio, possono scontrarsi con altre certezze per altri care e profonde come le
nostre. Il confronto non può risolversi sul piano della conversione dell’altro né sull’abbandono delle
nostre certezze. Questo genere di confronti non può avere un esito scontato fin dall’inizio, deve
esporsi al conflitto per tradursi in conquista o separazione.”
“… lo spazio del confine e ciò che vi può accadere sono inevitabilmente legati ad una dimensione
volontaristica, sono ciò che le persone che lo creano e lo abitano possono e vogliono realizzare.
Ciò che possiamo sicuramente fare è assumerci la responsabilità per dove e come costruiamo
i confini, per chi includiamo e chi escludiamo, per chi ascoltiamo e chi neghiamo.”
”Il Forte di Gavi diventa così (come ne “Le città invisibili” di Calvino) la città di Eufemia.
In quella città infatti si va ”non solo a vendere e a comprare ma anche perché la notte accanto ai
fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi di tappeti,
a ogni parola che uno dice, come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”,
“amanti”, gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti,
di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando ci si mette a ripensare tutti i
propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa.
Eufemia, il luogo in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.”
Un particolare ringraziamento alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le
Province di Novara, Alessandria e Verbano Cusio Ossola che ha concesso sia gli spazi utilizzati sia
il patrocinio dell’iniziativa. |