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Si può parlare di una sola “forma mentis” nella società contemporanea?
O non sarebbe più opportuno declinare l’espressione al plurale?
Al tempo della www non si può più immaginare un’unica forma di analisi del reale. Tantomeno oggi in cui la “liquidità” del pensiero rimbalza multiforme e caotica a livello planetario.
E’ necessario rielaborare nuovi schemi di interpretazione del presente.
Incidere sulla realtà ricomponendola con un atto che ha in sé una forza creatrice ed è esso stesso forza creatrice.
Non si tratta di adattarsi alla realtà per non soccombere, bensì di essere malleabili ai cambiamenti, essere protagonisti nel gestirli con atteggiamenti capaci di ripensare il mondo.
Il concetto stesso di progresso si regge sull’introduzione di nuovi punti di vista, di nuovi e inaspettati modelli di rielaborazione di noi stessi e della realtà esterna.
Generare nuovi modelli significa elaborare nuovi codici comunicativi e comportamentali.
L’espressione artistica, artefice primaria di questo processo di cambiamento, rinnova continuamente il proprio linguaggio. Lo rende flessibile ai tempi, lo elabora per interpretare e anticipare ipotetici nuovi scenari.
Non a caso nell’arte il problema del linguaggio è centrale.
Ci sono temi che ricorrono da sempre nella storia dell’uomo e dell’arte, ma che appaiono sempre nuovi perché nuove sono le modalità di approccio e soprattutto perché sono nuovi i linguaggi espressivi utilizzati.
Cercare percorsi linguistici sconosciuti significa addentrarsi in una foresta intricata dove è facile perdersi, ma dove non è possibile non entrare.
Significa sviluppare sensibilità più raffinate e adeguate alla decodificazione e – a volte – all’anticipazione di ciò che accade nell’oggi e nel futuro.
Restare ancorati ad un linguaggio senza la capacità di sbilanciarsi e di mettere a rischio le certezze acquisite, significa rinunciare ad esplorare i cambiamenti della contemporaneità.
La fedeltà di un artista ad un linguaggio che rende riconoscibile la sua opera, rischia di diventare uno “stile” che lo ingabbia, cristallizza e fossilizza. La sfida è quella di non smettere mai di cercare.
Una continua ricerca che non consente tregue e che, nel tentativo di superare l’equilibrio acquisito, lo fa diventare instabile per essere più attenta alle nuove istanze.
Con un ossimoro si potrebbe parlare di “equilibrio sbilanciato”.
Gruppo Koinè |